Si chiamava Movimento Sociale Italiano. E non era neanche un partito, come qualcuno possa immaginare. E nemmeno un giro di parole.
Comunque, visto nel presente, in un contesto così diverso, la mancanza d’immaginazione, la poca volontà di attivare iniziative, o peggio, un vivere senza sogni, senza ideali, possiamo ben dire che la Fiamma Tricolore era un aggregatore di passione, un luogo dove le persone si riconoscevano, dialogavano, si interrogavano. Una piazza viva, un’agorà spirituale delle anime della destra. Una città di idee, di calore e di impegno.
Sono passati molti anni da allora. Le cronache raccontano di una lunga traversata nel deserto. Raccontano delle difficoltà nel far accomodare sotto lo stesso tetto politico tipi di elettori apparentemente diversi tra loro. Il risultato fu una specie di Torre di Babele costruita da uomini spinti solo dal desiderio di potenza, megalomani e arrivisti, profondamente pagani nel cuore.
Non mi espongo nel fare nomi per la lunghezza della lista e per rispetto nel toccare le corde del cuore e saper toccare le corde giuste.
In confronto al Movimento della Fiamma Tricolore, autentica roccaforte dei valori della destra sociale, fucina delle più nobili tradizioni morali, la nuova politica della destra italiana si è ridotta ad un agglomerato di liste che parla tutte le lingue, ma purtroppo nessuna lingua delle anime della destra.
Se la memoria non ha preso un abbaglio, i fatti degli ultimi anni sono disarmanti per essere raccontati e destano meraviglia per il cinismo manifestato da una classe dirigente vecchia e polverosa, un branco di consolidati politici di carriera che, come dinosauri da abbattere nel film “Jurassic Park”, avrebbero ben potuto valorizzare le scene di un mondo ormai perduto.
Quantomeno le storie e i racconti, intorno alle vicende amministrative di Regione Lazio e Roma Capitale, hanno confermato la necessità di perfette comparse su questa terra, che potrebbe almeno riscattare le sorti del bel Paese. E saper vivere con dignità.
Questa è oggi la vulgata, l’opinione diffusa, il sentire comune.
Ma il problema è anche un altro. Chi dovrebbe occuparsi di risolvere davvero i problemi sociali si è ridotta ad essere un’entità divisa, sfibrata e indebolita da anni di errori e sconfitte, una greppia colma di insuperabili rancori personali e schiava di un personalismo spesso autoreferenziale.
L’obiettivo è semplice: affermare che i soggetti politici non sono il fine da preservare, ma lo strumento da utilizzare nella battaglia da perseguire.
Una speranza che per tutti rimane ancora una chimera.
E, ovviamente, anche qui da noi non è andata diversamente. Ma spero resti tempo per parlarne in futuro. zac
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