Iniziamo col dire che tutto il litorale teramano sull’Adriatico è soggetto ad un moto ondoso di prevalenza settentrionale e di conseguenza trasporta verso sud sedimenti, detriti e sabbia prelevati dai fiumi.
La realizzazione delle opere di armatura alla foce del Tronto, avvenute nelle prima metà del secolo scorso, hanno determinato la netta riduzione degli apporti solidi dello stesso fiume, e Martinsicuro è stato il primo dei Comuni che ne ha maggiormente risentito.
Nel lontano 1968 l’Amministrazione presieduta dal Sindaco Tommolini di Martinsicuro realizzò il prolungamento del molo sul fiume Tronto, lavori autorizzati dal Provveditorato OO.PP di Ancona, per facilitare l’ormeggio dei pescherecci e assicurare fondali congruenti per le imbarcazioni di una certa stazza.
Nel giro di pochi anni questi lavori sul molo hanno causato (Fig. 1) danni ingenti alla spiaggia di Martinsicuro verso Villa Rosa (ricordiamo l’edificio, oggi abbattuto, situato a una distanza di 150 mt. dalla battigia, e in pochi anni si è ritrovato sul bagnasciuga circondato dalle onde del mare).
All’insorgere di questi fenomeni erosivi furono realizzate opere di difesa (in prevalenza barriere parallele, con una lunghezza di circa 50/60 mt. e poste ad una distanza dalla riva di circa 100 mt.) che, partendo dalla foce del Tronto e per circa tre chilometri, hanno progressivamente esportato l’erosione verso sud (Fig. 2).
La realizzazione di un secondo molo di sottoflutto, a sud di quello posto sulla sponda del porto canale del Tronto, il progressivo prolungamento delle barriere parallele e soprattutto l’innesto con pennelli trasversali radicati sulla riva di Villa Rosa, hanno formato celle di contenimento che bloccano il trasporto solido costiero verso sud, (Fig.3) con avanzamento dell’erosione verso La spiaggia di Alba Adriatica.
Si è sempre partito da un problema locale e si sono inseguiti meccanismi d’intervento illusori a difesa dell’erosione; si sono prolungati all’infinito le difese della costa, formulate da studi e strumenti operativi come RICAMA e SICORA, senza mai vincere gli elementi naturali del mare; si è preferito ricorrere al dispendioso e precario ripascimento con trasporto di sabbia, che la prima mareggiata puntualmente si riprende vanificando il tutto.
Mai una volta è stata pronunciata la parola equilibrio, mai la parola riconversione, mai la parola sostenibilità, mai la parola Natura. Solo e sempre una prova di forza, inutile presunzione ma anche di smodata cupidigia, nel sostenere opere di disturbo a danno nostro nel presente caso.
Sarebbe un peccato insanabile vedere, tra 10 o 20 anni, tutta la costa da Martinsicuro a Giulianova protetta da scogliere e pennelli, caratterizzata da pozze artificiali stagnanti e putride ed anche profonde e insidiose per i bagnanti.
In sintesi, qualsiasi intervento che si voglia realizzare lungo il litorale non potrà in alcun modo prescindere dal diverso assetto dell’attuale porto di Martinsicuro, al fine di ristabilire il ripascimento naturale di sedimenti dal fiume Tronto verso sud.
O peggio, scegliere di togliere le barriere antierosione, in specie i pennelli, sacrificando la spiaggia di Villa Rosa.
La nostra non è una guerra di campanile, ma rimuovere gli ostacoli, che impediscono una giusta soluzione al problema dell’erosione, pensiamo sia la strada migliore da percorrere. zac
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